Bibliografia minima:
Le marionette Pallavicini (catalogo), a cura di Ezio Bilello, Giampaolo Bovone, Remo Melloni, Promozione Comune di Novi Ligure, Sagep, Genova, 1995.
Sergio Novelli, Materiali per una storia della Compagnia Marionettistica Pallavicini, Università di Bologna, a.s. 1983-84.
Giovanni Moretti, Note sulla Compagnia Pallavicini, in “Linea teatrale”, anno VII, n. 14, Torino, 1991.


Burattinai lodigiani attivi nella prima metà del ‘900 in Lombardia e Emilia)
La vicenda della “Primaria Compagnia dei Mille Artisti di Legno” di Enrico Vassura e Rosa Berni ha inizio nella seconda metà dell’800 in Val Taro, in provincia di Parma. I Berni, emigranti girovaghi, incontrano probabilmente sul cammino una compagnia di pupari siciliani, apprendendo l’arte marionettistica. Rosa Berni, figlia di Luigi, nata nel 1884 in Sicilia, incontra e sposa nei primi anni del ‘900 Enrico Vassura, nato a Faenza nel 1887. Quest’ultimo gradualmente rileva l’attività dei Berni, formando con la moglie una compagnia, prima di marionette, quindi di burattini. L’attività teatrale di Enrico Vassura e Rosa Berni prosegue fino ai primi anni Cinquanta del ‘900, e tocca molte località del Lodigiano, del Cremonese e del Piacentino.
Famiglia Vassura-Berni
Fondi studiati e documentati dall’Associazione Sarina

Di proprietà degli eredi Vassura-Berni, recuperato da una ricerca compiuta da operatori dell’Associazione Peppino Sarina, comprende l’inventario tutto il materiale rintracciato: n° 31 burattini o “teste”, n° 24 fondali, attrezzeria di scena, fotografie, e un poderoso archivio di documenti (atti anagrafici, lettere, articoli, poesie, ecc.) e documentazione sonora (una decina di interviste orali).
Bibliografia minima:
Elisabetta Silvestrini, Burattinai lodigiani. Cultura della piazza, artigianato e repertorio cavalleresco, in “Mondo popolare in Lombardia”, n. 13, Milano, 1985.
Elisabetta Silvestrini, I burattinai lodigiani Eusobio e Vassura. Dagli spettacoli ambulanti alla cultura artigiana, in “La ricerca folklorica”, n. 2, Grafo, Brescia, ottobre 1980.
Pietro Porta, Gente di Sarina. Il burattinaio Peppino Sarina e le comunità del Tortonese e dell’Oltrepo pavese nella prima metà del Novecento, Diakronia, Vigevano, 1997, pagg. 39-44.
Il fondo
I Vassura-Berni, insieme ad altri artisti dell’area (tra cui Rinaldo Eusobio e i Sarina), costituiscono la “scuola” distinta dei “burattinai lodigiani”, che conserva tra i suoi esponenti numerosi caratteri comuni, per quanto riguarda il repertorio e la messinscena, in una marcata linea di continuità, peraltro a tutt’oggi ancora da dimostrare, con il coevo teatro dei pupi catanesi.
Famiglia Rame
(Marionettisti attivi tra ‘800 e ‘900 in Piemonte, Lombardia e Emilia)
Capostipite dei marionettisti Rame è Pio, nato in Alessandria verso il 1862, garzone ed erede del marionettista piemontese Domenico Razzetti, col quale rimase fino al 1876, anno in cui tentò da solo la fortuna lavorando in Piemonte, Lombardia ed Emilia.
Dal 1921 (anno della morte di Pio, già da molti anni affiancato dai figli Domenico e Tomaso), i Rame si stabilirono nel Varesotto, abbandonando definitivamente le marionette, e continuando l’attività teatrale come compagnia drammatica ambulante fino al 1940, anno della cessazione definitiva. Il repertorio dei Rame ha spiccati caratteri popolareschi: composto da agiografie e drammi storici, sia derivati da racconti o romanzi, è ricco di soggetti riferiti a eventi di una storia e di una cronaca non ancora perse nella leggenda, ma vive nella memoria popolare.
Il fondo
Frutto di indagine su materiali diversi, di proprietà delle Collezioni Roberto Leydi, e Franca Rame, che l’Associazione Sarina ha provveduto in parte a documentare, comprende le riproduzioni in digitale di immagini di marionette, locandine, documenti, fotografie, copioni, nonché n° 1 intervista sonora a Franca Rame.
Bibliografia minima:
Famiglia Rame, La battaglia di Palestro. La battaglia di Solferino e San Martino, a cura di Pietro Porta e Alfonso Cipolla, saggi introduttivi di Roberto Leydi e Giovanni Moretti, con un disegno inedito di Dario Fo, Porretta Terme (Bo), I Quaderni del Battello Ebbro, collana “I copioni del Premio Sarina”, n. 2, 1999.
Burattini marionette pupi, catalogo della mostra, Milano, Silvana Editoriale, 1980, pagg. 128-136.
Roberto Leydi, Renata Mezzanotte Leydi, Marionette e burattini, Milano, Collana del Gallo Grande, 1958, pagg. 373-479.
Fondo Vassura, burattino
FONDI-Rame_(famiglia_Rame,_Gallarate,_1915)
Famiglia Pallavicini
(Marionettisti attivi tra ‘800 e ‘900 in Piemonte, Lombardia e Liguria)
Nata dal matrimonio, nel 1899, tra Clotilde Ajmino (erede di una delle più importanti famiglie marionettistiche piemontesi) e Raffaele Pallavicini, già attivo presso i marionettisti genovesi Ugo Ponti e Giovanni Pavero. La nuova compagnia inizia a lavorare soprattutto in area ligure, portando sulle scene la maschera di sua invenzione Baciccia; diretti a partire dal 1922 da Gino, figlio di Raffaele, i marionettisti Pallavicini continuarono l’attività, tra grandi successi di pubblico e contatti con altre compagnie (Yambo, Podrecca, ecc.), fino agli anni Sessanta del ‘900, dopo il trasferimento della famiglia a Novi Ligure. Dagli anni Quaranta la compagnia si avvalse anche del contributo dei figli di Gino, Raffaele e Piero.
La “Primaria Compagnia Marionettistica Pallavicini” ha rappresentato, per oltre mezzo secolo, uno sterminato repertorio di carattere eminentemente storico, impiegando un corpo di marionette di grande rilevanza storico-artistica, costituito in buona parte dai numerosissimi lasciti degli artisti che ne furono precursori (Ajmino, Ponti, Pavero).
Il fondo
Il fondo comprende le riproduzioni in digitale di immagini di marionette, locandine, documenti, fotografie di proprietà delle Collezioni Civica Scuola Paolo Grassi di Milano, Giovanni Moretti di Torino e altre collezioni private, nonché interviste videosonore agli eredi artistici Raffaele e Piero.
Migliorino Brunetti
(Burattinaio dilettante di Castelnuovo Scrivia, AL)

Il sarto castelnovese Migliorino Brunetti, che fu spettatore assiduo e appassionato di Peppino Sarina, a partire dagli anni Settanta del ‘900 riprodusse con burattini da lui costruiti e nei suoi spettacoli i repertori, i personaggi, i costumi, i linguaggi e le suggestioni teatrali che furono del Maestro.
Il fondo
Il fondo, ora custodito dagli eredi, per volontà dei quali verrà in seguito donato all’Associazione Peppino Sarina, comprende n° 100 circa burattini, alcune scenografie, e altri materiali teatrali realizzati su ispirazione dei burattini e dei repertori di Peppino Sarina.
Bibliografia minima:
I burattini di Migliorino Brunetti, di S. S., in “Il Gazzettino”, anno IX, n. 8, Tortona, 18 aprile 1983, p. 5.
Pietro Porta, Gente di Sarina. Il burattinaio Peppino Sarina e le comunità del Tortonese e dell’Oltrepo pavese nella prima metà del Novecento, Diakronia, Vigevano, 1997, pagg. 138-140.