Fondi di proprietà dell’Associazione Sarina
Sarina-Scotti
(Burattinai lodigiani, tortonesi di adozione, attivi dalla metà dell’800 alla metà del ‘900)
Si veda la scheda biografica sui Sarina sulla pagina “Il Fondo Sarina”).

Il fondo
Frutto di una donazione all’Associazione Peppino Sarina da parte di Carlo Scotti, il fondo comprende n° 60 ca. cartelli di promozione degli spettacoli della Famiglia Sarina, opera di Peppino e Antonio Sarina, in tela ed alcuni in carta, la quasi totalità dipinti su due lati.
I cartelli riproducono serate tratte dai cicli: I Paladini di Francia, I Reali di Francia, I Crociati in Palestina, Leutelmonte, Mayno della Spinetta, L’uomo che ride, Il Passatore brigante, Musolino bandito calabrese, Enrico Principe d’Armenia, La polenta e Le sventure di Gioppino, più alcuni cartelli generici.
Mario Perozzi, (Cesano Boscone 1917 - Casorate Primo 1998), segue durante l’infanzia il padre Carlo, burattinaio di tradizione bergamasca. Nel 1937 conosce e sposa a Lomello Barbara Baldi, sorella di Domenico. Domenico Baldi (Lomello 1919 - 2004) trova nel cognato, già da anni in attività, un maestro, ed entra a sua volta nel mestiere; la collaborazione tra i due diviene assidua e continua praticamente fino agli anni ’70 del Novecento. Mario Perozzi termina di lavorare negli anni ‘80, mentre Baldi continua fino al 1994.


Il Fondo Baldi
Di proprietà dell’Associazione Peppino Sarina e, in parte, di suoi iscritti, comprende n° 1 baracca, n° 32 burattini, numero non ancora identificato di elementi sparsi tra teste e corpi di burattini e marionette, n° 113 scenografie, n° 31 copioni, attrezzeria teatrale, documenti (fotografie, quaderni, manifesti, lettere), documentazione video-sonora di interviste, mostre e spettacoli, ecc.
Bibliografia minima:
Pietro Porta, Domenico Baldi, Mario Perozzi, Daniele Cortesi. La continuità nella tradizione del teatro per burattini, “Il Cantastorie”, Terza Serie, n. 44 (94*), Luglio-Dicembre 1992, pagg. 56-63.
Roberta Civeriati, Due burattinai lombardi. Il fondo Perozzi-Baldi dell’Associazione Peppino Sarina, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in D.A.M.S., a. a. 1997/98.


I luoghi di rappresentazione sono: osterie, campi da bocce, aie, ma anche stalle, dormitori delle mondine, manicomi, oratori, saloni parrocchiali. Mario e Domenico, verso la fine dell’attività, si concentrano soprattutto nelle scuole, organizzando tournées nelle province lombarde. Il repertorio dei due è il classico repertorio del teatro della tradizione (temi farseschi, o ispirati alla letteratura popolare e religiosa, storie del brigantaggio, riduzioni dal teatro dell’opera), strutturati drammaturgicamente per rappresentazioni di una o, al più, due tre serate. Le maschere usate esprimono le ispirazioni di base dei burattinai: Baldi, pavese ai confini piemontesi, preferisce il Gianduja, mentre Perozzi, milanese di origine bergamasca, specialista anche del Meneghino, porta come prima maschera Gioppino.
Mario Perozzi e Domenico Baldi
(Burattinai)
Famiglia Gambarutti-Burzio-Garda
(Marionettisti)
La dinastia artistica Gambarutti ha origine dal matrimonio del 1899 tra Pietro e Cesira Burzio, esponente di una grande famiglia marionettistica radicata in Piemonte dagli albori dell’Ottocento. I figli maschi di Pietro e Cesira - Giovanni, Giuseppe e Ugo - ne proseguono con alterne fortune l’attività, estendendo la propria area di intervento tra Piemonte, Liguria e Lombardia. L’eredità marionettistica viene sostanzialmente perpetuata da Ugo e soprattutto Giovanni (con la moglie Argentina Burzio), in seguito validamente avvicendato dal figlio Gianfranco (che sposa a sua volta un’altra esponente di famiglia marionettistica, Fortunata Garda), mentre Giuseppe imbocca giovanissimo l’arte burattinesca.
Per la vastità e complessità del repertorio e la qualità della messinscena, la Famiglia Gambarutti è da annoverare, insieme alla coeva Famiglia Pallavicini, tra le principali dinastie marionettistiche dell’Italia settentrionale.

Il fondo
Concesso in gestione all’Associazione Peppino Sarina, il più cospicuo tra quelli disponibili, comprendente n° 500 ca. tra marionette e altri oggetti teatrali, n° 250 ca. scenografie, n° 250 copioni.
Bibliografia minima:
Franco Gambarutti, Una vita appesa ai fili, a cura di Pietro Porta, Bergamo, Junior, Quaderni dell’Associazione Peppino Sarina, collana “Monografie del teatro di figura”, n. 2, 2005.
Famiglia Gambarutti, Giuseppe Musso, ovvero Il Gran Diavolo sulle montagne di Genova, saggio introduttivo di Pietro Porta e Ezio Bilello, Bergamo, Junior, Quaderni dell’Associazione Peppino Sarina, collana “I testi del teatro di animazione / La tradizione”, n. 6, 2003.



Gualberto Niemen, nato nel 1905 a Tronzano Vercellese da Giuseppe e Virginia Caprani, circensi, incarna l’autentica vocazione dell’arte burattinesca della piazza, in un’area compresa tra Piemonte (Novarese, Vercellese, Biellese, Alessandrino) e Lombardia (Lomellina, Varesotto, Milanese). Interprete del più classico corpus di soggetti della tradizione, egli si distingue anche per una ricca produzione autonoma e per la creazione di una maschera propria, Testafina, nata nel 1921, anno del primo spettacolo con burattini. Venuto a contatto con alcune tra le più rappresentative compagnie presenti sul territorio (Canardi, Rizzoli, Concordia, Rame, Burzio, Gambarutti...), ne assimilò con profitto caratteri e tecniche rappresentative. Niemen è uno dei maggiori rappresentanti del teatro di figura piemontese e lombardo del Novecento; depositario della tradizione piemontese del Gianduja, egli la esportò nel 1936 nel Varesotto, dove si trasferì definitivamente (Biandronno) e dove morì, novantottenne, nel 2003. Fino alla più tarda età egli proseguì il lavoro teatrale, costruendo baracche e burattini, dipingendo fondali e profondendo una incessante e lucida memoria scritta della propria ricchissima esperienza artistica ed umana.
Gualberto Niemen
(Burattinaio)

Bibliografia minima:
Gualberto Niemen, Autobiografia di un burattinaio, a cura di Pietro Porta, “Quaderni dell’Associazione Peppino Sarina, Monografie”, Tortona, 2000.
Gualberto Niemen, La iena di San Giorgio, Porretta Terme (Bo), a cura dell’Associazione Peppino Sarina, I Quaderni del Battello Ebbro, 1998.
Guido Ceronetti, Padre mio che stai tra i fili, “La Stampa”, Torino, 13 novembre 1998.
Pietro Porta, Gualberto Niemen protagonista e testimone dello spettacolo popolare, in I fili della memoria. Percorsi per una storia delle marionette in Piemonte, a cura di Alfonso Cipolla e Giovanni Moretti, Città di Rivoli, Torino, SEB 27, 2001.
Pietro Porta, Vita aspra e leggera con burattini. La scomparsa di Gualberto Niemen, primo ispiratore del Teatro dei Sensibili di Guido Ceronetti, in “Cartevive. Bollettino dell’Archivio Prezzolini e degli Archivi di Cultura Contemporanea della Biblioteca Cantonale di Lugano”, Anno XV, n. 1 (35), Lugano (CH), febbraio 2004.
Pietro Porta, I miei anche gloriosi spettacoli di burattini… Il nostro lutto per la scomparsa di Gualberto Niemen, in “Il Cantastorie” Anno 41°, Terza serie, n. 65, Reggio Emilia, luglio-dicembre 2003.
Velia e Tinin Mantegazza
(Autori e registi teatrali e televisivi)
Tinin e Velia Mantegazza, autori e registi teatrali, a partire dagli anni Sessanta hanno esercitato un ruolo non indifferente nell’evoluzione dell’immagine del pupazzo televisivo. Dopo l’attività televisiva, soprattutto con l’esperienza milanese del Teatro del Buratto, essi hanno realizzato produzioni proprie e riduzioni (come Cipì da Mario Lodi, Pierino e il lupo da Prokofiev, L’histoire du soldat da Strawinski) nelle quali la figura animata ha trovato integrazione in messinscene con attori e mimi. Il fondo donato all’Associazione Sarina costituisce una buona parte di quello utilizzato dai due autori nelle attività citate, e rappresenta perciò una testimonianza della importante fase di transizione del teatro di animazione italiano, dalla fine dell’epopea delle grandi famiglie della tradizione (fine anni Cinquanta del ‘900), alla sua ripresa, corrispondente con l’avvento del Teatro Ragazzi (anni Settanta).

Di proprietà dell’Associazione Peppino Sarina, comprendente circa 500 pupazzi in gommapiuma ed altri materiali, usati tra gli anni Cinquanta e Settanta del ‘900 per trasmissioni televisive e per allestimenti del Teatro del Buratto di Milano.
Famiglia Murovec-Burzio
(Burattinai attivi nel ‘900 in Lombardia)
Adolfo Murovec, di origine istriana, divenne burattinaio dopo aver sposato Maria Burzio, figlia di Giovanni, uno dei maggiori esponenti di una grande famiglia di marionettisti attivi tra Piemonte e Lombardia, a partire dagli inizi dell’800, ed esercitò la professione soprattutto in area bergamasca.


Il fondo
Di proprietà dell’Associazione Peppino Sarina, comprendente n° 59 scenografie, n° 1 edificio teatrale, attrezzeria teatrale, riproduzioni di fotografie di famiglia, marionette e burattini, copioni, documenti, quaderni, fogli sparsi, documentazione video-sonora di interviste e rappresentazioni.
Bibliografia minima:
La Famiglia Napoleone è attiva nella prima metà del Novecento, quando anima la vita teatrale di Catania e dintorni con spettacoli di pupi e prosa. Della tradizione dell’Opra catanese, i fratelli Gesualdo e Mario raccolgono e custodiscono i caratteri, anche a livello materiale, allorché si trasferiscono a Genova dopo la seconda guerra mondiale. Il fondo conservato dei pupi e dei repertori costituisce nella sua generalità, a livello di storie e di misteri, un esempio organico e abbastanza unico di quella tradizione teatrale.
Famiglia Napoleone
(Pupari catanesi attivi nella prima metà del ‘900 a Catania)
Il fondo
Di proprietà dell’Associazione Sarina e di suoi iscritti, comprendente n° 45 teste di pupi (otto-novecentesche, attribuibili in parte ad alcuni tra i più rinomati costruttori siciliani quali Paolo Cristaldi, Paolo Marino, Emilio Musmeci), n° 20 corpi non integrali di pupi catanesi (otto-novecenteschi), n° 3 cartelli di presentazione degli spettacoli, n° 16 copioni e testi a stampa. Il fondo comprende altresì il testo (a tutt’oggi rarissimo esemplare) Storia di Tullio di Russia di Giuseppe Crimi, pubblicato a Lentini nel 1925.

Bibliografia minima:
Pupi catanesi a Genova. Una storia ritrovata, catalogo della mostra, con saggi introduttivi di Alessandro Napoli e Ezio Bilello, a cura del Banco di Sicilia, Genova, 2000.
 
Famiglia Salici-Stignani
(Marionettisti attivi tra ‘800 e ‘900 in Lombardia e Veneto)

La Famiglia Salici ha inizio con Ferdinando, originario della provincia di Como, che dalla seconda metà dell’Ottocento si dedica all’attività di marionettista in Lombardia e Piemonte. I figli di questi, Enrico e Augusto, ne proseguono l’attività emigrando negli Stati Uniti. Luigia, altra figlia di Ferdinando, dapprima rimane accanto al padre, poi fonda col marito Giovanni Stignani la nuova Compagnia Marionettistica Salici-Stignani, che opera a Venezia fino agli anni Settanta del Novecento. I Salici sono considerati tra i principali esponenti del marionettismo italiano tra Otto e Novecento.

Il fondo
Donato da Tinin e Velia Mantegazza all’Associazione Peppino Sarina e, in parte, a suoi iscritti, rappresenta solo una parte di quello acquisito dagli stessi dalla famiglia Salici-Stignani, e comprende n° 44 scenografie (fondali, principali, spezzati, cartonaggi, eccetera) e n° 4 copioni.

Il Fondo comprende inoltre i molteplici reperti risultanti dalla ricerca sui Sarina iniziata alla fine degli anni Ottanta del ‘900 (centinaia tra riproduzioni di documenti e fotografie, interviste videosonore agli eredi e ai testimoni del teatro, materiali teatrali vari, ecc.).
Questo fondo troverà la sua naturale destinazione ricongiungendosi alla gran parte del Fondo Sarina di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona.
Bibliografia minima:
Trattenimento con burattini. Mostra di burattini, scenari, copioni, foto del maestro Peppino Sarina, catalogo della mostra, Tortona, Biblioteca Civica, maggio 1982.
Giuseppe Bonavoglia, Giuseppe Decarlini, Album Sarina, Tortona, “Lions Club Tortona Host”, 1990.
Pietro Porta, Gente di Sarina. Il burattinaio Peppino Sarina e le comunità del Tortonese e dell’Oltrepo pavese nella prima metà del Novecento, Diakronia, Vigevano, 1997.
Sarina, immagini del privato. Fotografie e materiali testimioni di un’epoca, Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, “Album della Stanza”, n. 5, Tortona, 2009.


Di proprietà dell’Associazione Peppino Sarina e, in parte, di suoi iscritti, comprende n° 1 baracca, n° 66 burattini, n° 8 marionette, n° 8 scenografie, n° 8 soggetti teatrali, documenti vari (quaderni, fotografie), documentazioni video-sonore di interviste, mostre e spettacoli, ecc.
Il Fondo Perozzi
Il fondo
Di proprietà dell’Associazione Peppino Sarina e di suoi iscritti, in parte documentato attraverso riproduzioni ecc., il fondo comprende n° 1 baracca, n° 47 copioni, riproduzioni fotografiche e video-sonore di interviste, mostre e spettacoli, una raccolta di corrispondenze epistolari, documenti vari.
Il fondo
Bibliografia minima:
Alessandra Martino, Il mondo di Velia Tumiati Mantegazza, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea in D.A.M.S., a. a. 2002/03.
Raffaele Crovi, Il viaggio di Astolfo (Allestimento di Velia e Tinin Mantegazza per il Teatro del Buratto), cura e saggio introduttivo di Pier Giorgio Nosari, Bergamo, Junior, Quaderni dell’Associazione Peppino Sarina, collana “I testi del teatro di animazione / L’innovazione”, n. 7, 2004.



Il fondo
Il fondo comprende n° 21 burattini
Bibliografia minima:
Pietro Porta, Gente di Sarina. Il burattinaio Peppino Sarina e le comunità del Tortonese e dell’Oltrepo pavese nella prima metà del Novecento, Diakronia, Vigevano, 1997, pp. 147-148.
FONDI-Murovec
o
Ora gli eredi di questo singolare fondo, dopo la scomparsa del suo detentore, Giancarlo Castagna, lo hanno con grande sensibilità donato all’Associazione Sarina, che volentieri lo utilizzerà come esempio della capillare influenza esercitata dai Sarina sul loro pubblico.
Fondo Giancarlo Castagna
(Burattinai dilettanti e “clienti” di Peppino Sarina, Tortona) A partire dall’estate 1945 e per alcuni anni, un gruppo di bambini e adolescenti tortonesi (Giancarlo Castagna, Enzo Ponzano, Giancarlo Bonzani, Bruno Crivelli, Franco Risio e Domenico Fiorone), in un cortile della Via Francesco Crispi (poi Via Campanella), dotandosi di una muta di burattini recuperati e fatti in proprio, mettono in scena per un pubblico di coetanei una stagione per così dire parallela a quella di Sarina, riproducendone il teatro il più fedelmente possibile in tutti i suoi aspetti (burattini, storie, allestimento, ritualità dello spettacolo).